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Novità legislative per una maggiore tutela del paesaggio

Davanti agli scenari di scempio del paesaggio a cui quotidianamente assistiamo, sempre più chiara è la debolezza del nostro sistema normativo. A chi giova tutto l'intrico di norme e competenze, che non chiarisce se "Territorio", "Ambiente" e "Paesaggio" - ambiti regolati da diverse normative e sotto diverse responsabilità - siano tre cose o una sola? Una ricomposizione normativa, per cui le tre Italie del paesaggio, del territorio e dell'ambiente ridiventino una sola, è al tempo stesso ardua e necessaria.

Davanti agli scenari di scempio del paesaggio a cui quotidianamente assistiamo, sempre più chiara è la debolezza del nostro sistema normativo. A chi giova tutto l'intrico di norme e competenze, che non chiarisce se "Territorio", "Ambiente" e "Paesaggio" - ambiti regolati da diverse normative e sotto diverse responsabilità - siano tre cose o una sola? Esiste un "territorio" senza paesaggio e senza ambiente? Esiste un "ambiente" senza territorio e senza paesaggio? Esiste un "paesaggio" senza territorio e senza ambiente? Eppure "paesaggio" e "ambiente" sono prevalentemente appannaggio delle competenze statali (ma di due diversi ministeri), mentre il governo del territorio spetta a Regioni ed Enti locali. Una ricomposizione normativa, per cui le tre Italie del paesaggio, del territorio e dell'ambiente ridiventino una sola, è al tempo stesso ardua e necessaria.

E' per questo che apprendiamo con soddisfazione la recente sentenza della Corte costituzionale - la 367, depositata il 7 novembre scorso - che ribadisce la tutela sul paesaggio come «un valore primario ed assoluto, che rientra nella competenza esclusiva dello Stato», e dunque «precede e limita il governo del territorio», ritenendo infondate le lamentele avanzate da una serie di regioni verso la precedente riforma del Codice dei beni culturali nella parte relativa al paesaggio. La questione di fondo riguardava il riparto delle competenze: le regioni accusavano lo Stato di essersi appropriato di un ruolo che nella prima versione del Codice spettava agli enti territoriali.

La Consulta è stata esplicita: il Paesaggio è l'aspetto del territorio per i contenuti culturali che esprime, e la sua tutela, gravando su un bene complesso e unitario, considerato dalla giurisprudenza costituzionale un valore primario e assoluto, e rientrando nella competenza esclusiva dello Stato, precede e comunque costituisce un limite alla tutela degli altri interessi pubblici assegnati alla competenza concorrente delle regioni in materia di governo del territorio e di valorizzazione dei beni culturali e ambientali. In altre parole, lo Stato non deve stare a guardare.

Il parere del soprintendente, di conseguenza, diventerà sempre vincolante, mentre finora lo è stato solo in taluni casi, come l'installazione di cartelloni pubblicitari o la decisione dei colori delle facciate delle case in realtà particolari (per esempio, i centri storici o le zone panoramiche): anche in questi casi l'ultima parola spetta allo Stato, ovvero al soprintendente, che è il suo braccio operativo sul territorio. Ciò vale anche per la vigilanza sul paesaggio: oggi è genericamente affidata alle regioni e al ministero. Domani sarà soprattutto il soprintendente a spiegare il da farsi. Gli uffici territoriali del ministero avranno l'ultima parola su pianificazione, autorizzazioni e controlli.

In definitiva, per quanto riguarda la pianificazione paesaggistica, pur rientrando la redazione del piano tra le competenze delle Regioni, è riconosciuta al Ministero dei Beni culturali la partecipazione obbligatoria all'elaborazione congiunta con le regioni di quelle parti del piano che riguardano i beni paesaggistici. Le maggiori novità di dettaglio riguardano l'iter di rilascio delle autorizzazioni paesaggistiche, con particolare riferimento:
  • alla competenza, in quanto la facoltà di delega delle Regioni ai Comuni è vincolata alla presenza, in questi ultimi, di uffici tecnici che assicurino la separazione tra la valutazione urbanistica e quella paesaggistica;
  • al potere decisorio, in quanto il parere della Soprintendenza resta vincolante sino alla predisposizione della pianificazione paesaggistica e alla conseguente verifica di adeguamento dei piani urbanistici;
  • al procedimento di rilascio, in quanto vengono dati tempi certi, poiché, trascorso un termine massimo per la Soprintendenza, la Regione o il Comune decide autonomamente;
  • al regime transitorio, in quanto la nuova disciplina entrerà in vigore in ogni caso alla fine di quest'anno.
 Fonte: Il Sole 24 ore – novembre 2007/ aprile 2008

 

Ultimo aggiornamento ( venerdì 02 maggio 2008 )